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Conosciamo a tutto tondo il nostro capitano, Emiliano Cortellazzi. Nato a Cuneo il 14 aprile 1985, Emiliano è a tutti gli effetti un “borgarino” doc avendo sempre abitato a Borgo San Dalmazzo, cittadina dove risiede tuttora con la moglie Stefania ed i loro due figli, Lorenzo ed Aurora. La sua carriera sportiva nel mondo della pallavolo passa per le giovanili della Bre Banca Lannutti Cuneo, per poi intraprendere un lungo viaggio attraverso il Bel Paese con tappe a Modena, Isernia, Biella, Genova, Bastia Umbra, Mantova, Loreto e Vibo Valentia prima di approdare, cinque anni fa, a Mondovì.

Vuoi raccontarci il tuo amore per il volley?

“Ho iniziato a giocare a pallavolo relativamente presto, all’età di 12 anni, dopo una breve parentesi nel calcio. Vedevo la società di Cuneo ai vertici, la consideravo un esempio ed allo stesso tempo un traguardo che volevo raggiungere. Dunque ho deciso d’intraprendere questa strada. Ho percorso tutta la trafila delle Giovanili con Cuneo: diciamo che ‘me la cavavo’. A quel punto ho intuito che la pallavolo avrebbe potuto diventare la mia professione futura: in pratica guadagnare su quanto mi piaceva fare. Dopo l’Under 20 mi si è prospettata la possibilità di andare in giro per l’Italia: sono partito per un viaggio lungo 12 anni”.

C’è stato un posto nel quale ti sei trovato meglio?

“Sono stato bene in ogni società nella quale ho militato, forse anche merito del mio carattere piuttosto solare, ma ricordo con particolare piacere il periodo trascorso a Bastia Umbra e Genova. Due tappe di vita fondamentali, durante le quali ho conosciuto la maggior parte delle persone a cui sono ancora legato. Indimenticabile anche il periodo di Vibo Valentia, mio vero battesimo in serie A1”.

Quando si è lontani da casa il mondo che ti ruota intorno resta inevitabilmente legato alla pallavolo?

“Le amicizie che intrattieni quando arrivi in una nuova città  sono circoscritte in ambito sportivo, poi ‘scremando’ trovi tante persone che ti entrano nel cuore: l’esempio di amici incontrati a Bastia Umbra, completamente al di fuori della pallavolo, con i quali ci sentiamo e frequentiamo tuttora”.

Cosa significa fare l’atleta a tempo pieno?

“A 19 anni, quando sono uscito di casa, mi sono dovuto arrangiare, anche se mi considero fortunato in quanto non sono andato subito lontanissimo. Il mio primo anno fuori da Cuneo è stato a Modena, una distanza gestibile. Devi imparare tutto quello che prima non eri in grado di fare: cucinare, riempire la lavatrice, stirare, ma soprattutto convivere. Personalmente ho sempre diviso l’appartamento con altri giocatori e questa è stata una cosa che mi ha lasciato tantissimo: la capacità di organizzazione e di divisione dei ruoli sono state conquiste importanti. Un grande insegnamento”.

La famiglia è stata per te un punto di riferimento?

“Con Stefania c’è grande complicità, ci conosciamo da quando eravamo bambini. Prima da fidanzata, in seguito come moglie, compatibilmente con il suo lavoro mi ha sempre seguito negli spostamenti, seppure molto spesso attraverso una sorta di vero e proprio pendolarismo. E’ dura, ma si può fare”.

Quando hai preso la decisione di riavvicinarti a casa?

“L’ultimo anno lontano è stato a Vibo, dove abbiamo saputo che Stefania era incinta. Ci siamo seduti al tavolo ed abbiamo deciso che era giunto il momento di tornare a casa. Ovviamente non avevo nessuna intenzione di smettere con la pallavolo giocata e quando mi si è presentata l’occasione di venire a Mondovì non ho esitato”.

Cosa ha significato diventare papà?

“Una cosa bellissima, indescrivibile. Quando è nato il mio primo figlio Lorenzo ho anche fatto il ‘papi-sitter’, in quanto avevo senza dubbio più tempo libero rispetto a mia moglie. Esperienza fantastica, anche se dura perché non sapevo da che parte incominciare: ho passato giornate intere rivolgendomi a Stefania con la stessa domanda: “E adesso come devo fare?”. Un rodaggio piacevole, tanto che quando è nata Aurora mi è sembrata una passeggiata!”.

Nella pallavolo a 33 anni un palleggiatore è ancora relativamente giovane. Dunque i tifosi possono star tranquilli circa la possibilità di vederti giocare ancora per lungo tempo?

“Fin quando uno ha voglia, si diverte e pensa di poter aver qualcosa da insegnare, sono dell’idea possa continuare a giocare. Smetterò quando verrà meno una di queste componenti oppure… quando le gambe non mi reggeranno più!”.

— Posted on 30 aprile 2018 at 11:52 by